Nell’Italia bipolare (nel senso politico), tutti i tentativi di terzo polo sono miseramente falliti. Prima Mario Monti nel 2013, poi la litigiosa accoppiata Matteo Renzi-Carlo Calenda nel 2022. Eppure, anche in un momento in cui le due principali coalizioni, centrodestra e centrosinistra nelle loro varie e variabili declinazioni, battagliano punto su punto, c’è chi non si rassegna all’idea di scardinare il bipolarismo ormai trentennale del nostro Paese. Complice, forse, anche una prossima legge elettorale puramente proporzionale.
Ieri è stato Calenda, terzopolista per eccellenza, ad aggiungere poli su poli. Potrebbero essere cinque, dice il leader di Azione. Non è un semplice ragionamento numerico. In ordine: "Una coalizione alla sinistra della sinistra, la sinistra, il centro, la destra e Vannacci". La sinistra alla sinistra del centrosinistra c’è più o meno sempre, spesso peraltro divisa al suo interno e largamente spalmata sulla scheda elettorale affinché nessuno pensi di inquinare la propria versione di falce e martello con quella di un compagno diverso e non troppo amico. Potere al popolo, Rifondazione comunista e un redivivo Pci si sono già alleati in alcune tornate amministrative. Chissà alle Politiche.







