Non è più solo il Pd o il centro-sinistra esposto a possibili spaccature. Da tempo da quelle parti si prova a creare una forza centrista, una Margherita 4.0 come ieri l’ha chiamata Renzi che a quel progetto è assai interessato. E coinvolgerebbe un pezzo di Democratici che uscirebbe dal partito per confluire in quest’area riformista. Ma, come si diceva, non è più solo da questo lato che bisogna guardare perché le tensioni adesso riguardano pure la destra. In particolare, la Lega. Dopo le prime defezioni alla maggioranza sul voto per gli aiuti all’Ucraina, si comincia a vedere con chiarezza la fine del partito-monolite. Finora si discuteva dell’area nordista che però non ha mai strappato con Salvini mentre da giovedì, quei due dissidenti hanno tradotto in chiaro l’operazione di strutturare la corrente di Vannacci e arrivare perfino a una spaccatura.
Ieri il leader leghista ha anticipato che la prossima settimana vedrà il generale ma, certo, si trova in mezzo. Da un lato ha un prezzo da pagare per quei 500mila voti che Vannacci gli ha portato alle europee e l’hanno salvato da uno scivolone, dall’altra quella corrente lo mette nei guai nel partito – con la parte nordista – e con Meloni. E infatti tutte le mosse di FdI, a cominciare da un pacchetto sicurezza sul filo della costituzionalità, vanno lette nella chiave di non farsi scavalcare a destra. Senza contare il danno per Salvini se, davvero, il generale provasse a fare un suo movimento.










