«Se andiamo alle elezioni con liste separate, noi liberali, riformisti ed europeisti rinunciamo a metterci politicamente in gioco e non portiamo nulla di nuovo», avverte Benedetto Della Vedova, deputato di + Europa, che – indipendentemente dalla propria appartenenza partitica – guarda con preoccupazione a quanto avviene nella frastagliata area centrista. Altro che Quarta Gamba!Per ora non cambia molto rispetto al passato. Nelle scorse elezioni politiche (settembre 2022) Italia Viva e Azione dettero vita al Terzo Polo, a differenza della formazione europeista nata dalla diaspora radicale che era subito entrata nel cartello elettorale con il Pd. Alle Europee (giugno 2024), Italia Viva e Più Europa si presentarono insieme, mentre Azione preferì affidarsi a una lista autonoma, dopo il divorzio Calenda-Renzi. Il risultato fallimentare non risparmiò nessuno: la soglia del 4 per cento per l’ingresso nel Parlamento di Strasburgo non fu superata né dagli uni né dagli altri. Per le elezioni politiche del prossimo anno, questa volta – a differenza di Calenda, che ha confermato il progetto terzopolista – tutti gli altri che si collocano nel centro-sinistra avrebbero dovuto dar vita finalmente a un soggetto politico unico insieme con coloro – a partire da Ernesto Maria Ruffini e Alessandro Onorato – che via via si sono aggiunti nella prospettiva del Centro riformista. Alla fine, anche se non è detta l’ultima parola, tutto si è complicato allontanando il traguardo.Una «semplificazione virtuosa» che superi le divisioni e i protagonismi, sia pure senza che si sciolga la riserva su «uno o più soggetti politici», è l’auspicio che è arrivato, utilizzando il bilancino in un’intervista al Foglio, da Goffredo Bettini. Colui che ha teorizzato per primo il «campo largo» del centro-sinistra con l’alleanza Pd-Cinque Stelle, incoraggia Onorato che – dopo aver lanciato Progetto Civico Italia – punta a una lista comune con + Europa di Riccardo Magi e i socialisti di Enzo Maraio, in un rapporto di buon vicinato con Conte, presente alla prima uscita pubblica del movimento dell’assessore di Roma, a differenza di Renzi, assente, che pochi giorni dopo – guarda caso – sarà escluso dalla foto a quattro: Schlein, il leader M5s, Bonelli e Fratoianni. «C’è un problema – ha poi detto Conte – di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole».Se Onorato ha in mente un’operazione che sia la meno conflittuale possibile con i due maggiori partiti di opposizione e in particolare con i Cinquestelle in un contesto tutto interno a uno schieramento gauchista, con «una semplice ridistribuzione di voti all’interno della sinistra senza portare nuovi consensi capaci di battere Meloni alle prossime elezioni», come sottolinea Della Vedova, il progetto di Renzi punta invece a una sorta di Margherita 2.0, che eviti un’alleanza sbilanciata per l’assenza di un Centro solido. Di qui, il progetto della Casa Riformista. A Conte, che cerca di arginare Renzi evocando i rischi di inaffidabilità risponde un ex ministro M5S da tempo impegnato nel cantiere centrista. «Chiunque ponga veti in questa fase sbaglia. Non abbiamo certezza – avverte Vincenzo Spadafora che a settembre riprenderà a girare l’Italia con l’associazione Primavera – di vincere le elezioni, manca ancora un progetto. Renzi è nel centro-sinistra da anni, conducendo un’opposizione intelligente nei confronti di Meloni. Quanto a Onorato, va detto che l’operazione che lui porta avanti è importante, ma riguarda sindaci civici che sono già nel centro-sinistra, quindi rischia di essere a saldo zero, senza portare nuovi elettori». Raccogliere consensi aggiuntivi, in una contesa elettorale che nei sondaggi vede il campo progressista superare il centro-destra di soli due-tre punti, è anche il progetto con il quale ha preso il via la rete di Ruffini, senza sudditanze nei confronti dei partiti maggiori del centro-sinistra ma con ambizioni politico-strategiche che si sono poi ridimensionate (all’inizio, sembrava che dovesse essere lui il federatore). Per ridare spessore all’intero progetto centrista, dal Pd Dario Franceschini si è di nuovo appellato alla sindaca di Genova Silvia Salis. Un altro primo cittadino, Gaetano Manfredi, è già in ottimi rapporti con Onorato.Poi c’è la minoranza riformista del Pd, un’incognita: via via che al Nazareno si deciderà sulle candidature alle Politiche, ci saranno altre uscite dal partito? Pina Picierno, ex esponente di punta della corrente, ha fondato Spazio Pubblico, in forte sintonia con Calenda. Marianna Madia ha scelto, invece, Italia Viva. La rivalità Calenda-Renzi, con la quale naufragò il Terzo Polo dopo le scorse elezioni politiche, si conferma anche davanti agli abbandoni del Pd. Rispetto agli altri spezzoni che abbiamo visto, sono i due progetti centristi più solidi: dentro il campo largo e fuori. Due progetti che, in un modo e nell’altro, si sfideranno davanti agli elettori. E contribuiranno alla vittoria o alla sconfitta del centro-sinistra. Schlein non potrà fare a meno di Renzi e Meloni potrà sperare che Calenda sottragga consensi moderati allo schieramento progressista. La possibile candidatura dell’economista Carlo Cottarelli come sindaco di Milano (amministrative 2027) – considerata «cosa giusta» da Forza Italia e condivisa da Azione – conferma quanto siano infinite le vie del Centro.
Mille modi per restare al Centro
Dentro e fuori dal Campo largo e poi una miriade di iniziative per dare casa a un blocco moderato. Che però deve essere in grado di attrarre nuovi elettori. O i











