«Se avessimo avuto una posizione comune sulle preferenze sarebbe stata già nel testo». Il più sincero è Giovanni Donzelli di FdI, ma siamo alla tautologia. Dopo l’ennesima fumata nera alla maggioranza mancano pochi giorni per sbrogliare gli ultimi nodi sulla legge elettorale prima dell’inizio del voto in aula previsto per martedì.
MERCOLEDÌ sera si è certificato lo stallo, ognuno è rimasto sulle sue posizioni e Lega e Forza Italia hanno continuato a fare muro forti dei tempi: si fa catenaccio finché non fischia la fine, lunedì quando gli emendamenti vanno depositati. «Ci siamo sentiti pure oggi, non siamo fermi, lavoriamo per un emendamento firmato da tutta la maggioranza», ha detto ancora Donzelli. La palla è in mano a Meloni, che deve trovare la quadra con Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ieri i tre si sono incontrati a Palazzo Chigi per una riunione di governo, insieme ad altri ministri, sul tema della sicurezza. A margine si sono confrontati in cerca di una soluzione. In mattinata i segretari di Lega e Fi avevano fatto muro: «Non abbiamo incontri in agenda, lascio lavorare i tecnici», ha detto Salvini, pur lasciando uno spiraglio, «non abbiamo precondizioni». Più netto è stato Tajani: «Il governo non interviene, per noi comunque vale il testo approvato».







