Le storie politiche di Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno in comune le campagne di porti chiusi, rimpatri di massa e blocchi navali, oltre alla capitalizzazione elettorale che, in momenti alterni, ne è conseguita. Quella tipologia di ondata retorico-migratoria è oggi incarnata dal volto di Roberto Vannacci, che punta a raccogliere altrettanto successo nell’incastro tra il consenso dei delusi di quel popolo, tramite una proposta ancora più estrema. Il problema del populismo migratorio sta proprio qui: fallisce, per evidenti limiti dettati da vincoli di realtà, per poi radicalizzarsi, e questo avviene negli ultimi dieci-quindici anni in maniera ciclica.
Affermare ciò non significa sottovalutare la questione dell’immigrazione in Italia, che comporta ovviamente problematiche rilevanti. Per certi versi, verrebbe anzi da dire che l’ascesa di Vannacci è l’ennesima sveglia per il centrosinistra e per la maggioranza, al fine di affrontare finalmente, politicamente parlando, la partita migratoria, smettendo di sottovalutare e ridurre le preoccupazioni di milioni di italiani – errore che viene sistematicamente compiuto da più di un decennio, e che è un abbaglio speculare a quello sovranista, nel suo restare nel campo della strumentalizzazione.









