A Matteo Salvini possono essere imputati tanti guai. Ma lo slittamento della legge elettorale non può essere solo una responsabilità del suo ministero, forse ha un concorso di colpa ma se c’è è per la sciagurata decisione di aver candidato Roberto Vannacci alle elezioni europee di due anni fa. Ad agitare il centrodestra sono le preferenze, che FdI vorrebbe e tutti gli altri no, e la crescita dei sondaggi del generale.

OGGI alle 14 la capigruppo della Camera si riunirà per stabilire il contingentamento dei tempi e la data del voto finale sul Melonellum. Questo era atteso per la prossima settimana, giovedì 9 o al più tardi venerdì 10 luglio: la parola d’ordine, fino a poco tempo fa, era stata «accelerare» per chiudere la pratica alla svelta entro la chiusura estiva del Parlamento, che andrà in ferie il 13 agosto fino alla seconda settimana di settembre. Da ieri mattina, però, nella maggioranza hanno iniziato a ventilare l’ipotesi del dietrofront: aspettiamo almeno un’altra settimana, così da sciogliere tutti i nodi. Le motivazioni addotte sono sostanzialmente due: l’iniziativa delle opposizioni a Napoli l’8 luglio e il caos che investirà le ferrovie la prossima settimana. Mercoledì 7 luglio è previsto uno sciopero, mentre per tutta la settimana sarà bloccato lo snodo di Firenze per i lavori programmati sul cavalcaferrovia «Ponte al Pino» che rallenteranno le corse e diminuiranno i treni. Per cui arrivare a Roma sarebbe troppo complicato per voti così delicati.