È proprio vero, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Nel nostro caso il coperchio si chiama Vannacci. Meloni aveva fatto bene i suoi conti, poiché questa volta, ben che le vada, la destra avrebbe potuto avere un vantaggio percentuale minimo sugli avversari.
Con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, questo poteva comportare una sconfitta o una non-vittoria. La soluzione le è apparsa il ritorno al vecchio Porcellum con tutte le varianti del caso. Anzi, peggio: bisognava pensare ad un «super-premio» che rassicurasse tutti, anche la Lega in affanno.
L’arrivo sulla scena di Vannacci sta scompaginando i calcoli. La situazione meriterebbe un’adeguata trattazione formale e matematica alla luce della teoria dei giochi: al confronto, il noto «dilemma del prigioniero» è un gioco da ragazzi. Posto che sia realistico attribuire alla lista di Vannacci anche solo un 4% dei voti (sulla base di una valutazione prudenziale: i sondaggi vanno anche oltre), si pone il problema di includere o escludere tale lista dalla coalizione preventiva da formare (quale che sia il sistema elettorale). Se dovessi scommettere, punterei sul fatto che, alla fine, la destra imbarcherà Vannacci: si tratta di una coalizione in cui il collante del potere fa premio su tutto e l’humus ideologico è comune. E non sarebbe la prima volta che fascistoni intransigenti si acconciano a più comode sistemazioni. Rimane il prezzo politico di questa operazione, che non si preannuncia semplice, perché è nella logica delle cose che Vannacci, sull’onda del suo momentum, non ammorbidisca i toni. E soprattutto perché con un nuovo commensale i posti a tavola si riducono, qualcuno forse comincerà a fare i propri conti. Come in un tavolo da poker: con le carte che un giocatore ha in mano, vale la pena rischiare con un rilancio sull’intera posta in gioco? O accontentarsi del gruzzoletto già accumulato?











