La legge elettorale è arrivata al Senato, dove Fratelli d’Italia sembra intenzionata a riproporre il sistema della semi-preferenze, affossato nel voto segreto alla Camera. L’accordo con gli alleati però ancora non c’è. Intanto, dalle audizioni degli esperti emergono nuovi dubbi. Il Melonellum potrebbe far vincere chi prende meno voti. Mentre il partito di Vannacci sembra sempre più decisivo per le speranze di successo della destra.
Più la legge elettorale avanza nel suo percorso parlamentare, più i nodi aumentano, invece di sciogliersi. In vista del voto di settembre sul testo al Senato, c'è attesa per capire se Fratelli d'Italia insisterà sulle preferenze "omeopatiche" (copyright del senatore Pd Dario Parrini), provando a superare le resistenze interne alla maggioranza che hanno affossato l'emendamento, nel voto segreto alla Camera. Intanto, però, i venti costituzionalisti ed esperti ascoltati nella Prima Commissione di palazzo Madama – chiamata ora a esaminare il provvedimento – hanno rilevato molti altri punti critici.
Alcune di questi problemi riguardano l'impianto originario della legge ed erano già emersi nel corso del passaggio alla Camera. Anche nelle audizioni di fronte ai senatori, quasi tutti gli esperti bocciato le liste bloccate nei collegi plurinominali; l'indicazione del candidato premier della coalizione, che mette a rischio le prerogative del capo dello Stato; il listone unico da cui attingere per assegnare i seggi del premio di maggioranza, senza che i cittadini possano capire chi contribuiscono ad eleggere con il loro voto. Su altri punti, come l'entità del premio di maggioranza o la soglia necessaria per ottenerlo, le opinioni sono state più contrastanti. Chi ha meno voti può vincere le elezioni Ci sono però anche nuove criticità nate dalle modifiche al testo votate nell'aula di Montecitorio. Tra queste, la diminuzione dei collegi per gli italiani all'estero – tradizionalmente favorevoli al centrosinistra – ridotti da quattro a due per la Camera e addirittura a uno soltanto per il Senato, che quindi potrà contare su un solo parlamentare rappresentante di tutto il Mondo. "Diventerebbe impossibile creare un rapporto tra l'elettore e un senatore, la cui constituency sarà rappresentata dall'intero pianeta" ha spiegato a questo proposito la professoressa Roberta Calvano.








