Habemus Melonellum. O meglio Stabilicum in nome della stabilità di governo, come in casa azzurra si comincia a chiamare il sistema con cui dovremmo andare al voto nel 2027. Dopo una sorta di conclave nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa andato avanti per tutta la notte, i partiti della maggioranza hanno infine trovato la quadra sulla riforma della legge elettorale per superare i collegi uninominali del Rosatellum in favore di un proporzionale con premio di maggioranza per la lista o coalizione che supera maggiormente il 40% dei voti e con soglia di sbarramento al 3%. Una stretta voluta da Giorgia Meloni, e impressa ai suoi negli ultimi giorni, per blindare l’accordo sulle regole per andare al voto nel 2027 prima del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo: in caso di sconfitta, ossia di vittoria del No alla separazione delle carriere targata Nordio, le fibrillazioni interne alla maggioranza avrebbero potuto infatti far arenare il tavolo indefinitivamente.
Niente nome sulla scheda e niente preferenze: le rinunce di Fratelli d’Italia
Primum chiudere l’accordo, insomma. Per questo il partito della premier ha rinunciato - come anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore - ad almeno due sue proposte qualificanti invise agli alleati. Intanto nel testo base presentato nelle commissioni Affari costituzionali delle Camere (si dovrebbe partire da Montecitorio) non c’è la novità, cara a Meloni, dell’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Ma c’è comunque l’obbligo di indicare il capo della coalizione al momento della presentazione delle liste, il che è sufficiente per mettere in difficoltà un campo largo ancora privo di una leadership riconosciuta da tutti i partiti della coalizione. Inoltre nel testo non ci sono le preferenze, stoppate dalla Lega e in parte da Forza Italia e che invece Fratelli d’Italia avrebbe voluto (tanto che la proposta potrebbe essere ripresentata in forma di emendamento) per sottrarsi alle accuse di volere un Parlamento di nominati e in generale per impugnare una bandierina molto popolare. Al loro posto ci saranno piccole liste bloccate, con pochi e riconoscibili nomi, e l’accordo è che si usino i collegi plurinominali esistenti, come chiesto in particolare da Forza Italia, senza dover ridisegnare tutte le circoscrizioni.










