Si accelera, sedendo tutti attorno al tavolo per scrivere insieme le regole del gioco. Giorgia Meloni "chiama" le opposizioni per mandare in pensione il Rosatellum, affida infatti ai capigruppo di maggioranza il compito di sondare Schlein, Conte e compagnia «per avviare un tavolo di confronto» in tempi stretti. Spianando la strada allo Stabilicum, Melonellum o legge Frankenstein per i detrattori, un sistema proporzionale con maxi premio di maggioranza talmente esoso - 70 seggi a Montecitorio e 35 alla Camera - da promettere la consegna delle chiavi di Palazzo Chigi a chi ha la meglio alle urne per l'intera legislatura. «Se davvero sono convinti di vincere, dovrebbero votarla di corsa», fa notare con ironia la premier, che attorno al tavolo ha voluto non solo i leader ma anche gli sherpa che in Parlamento dovranno sondare l'altra metà campo.
Meloni intanto supera la ritrosia degli alleati, mettendo il turbo a una riforma che - è il mantra - garantisce la governabilità, a prescindere da chi vince. Al vertice, iniziato nel tardo pomeriggio a Palazzo Chigi, è stata fatta una disanima delle innumerevoli critiche sollevate dalle opposizioni. E lì è nata l'idea di interpellarle, formalmente. «Le ascolteremo per capire quali sono le loro richieste, se può esserci un terreno comune - spiega Giovanni Donzelli, tra gli sherpa ieri presenti all'incontro - in base a quello che ci verrà detto, apriremo una riflessione». Per ora il testo dello Stabilicum resta così com'è, e non perché non manchino perplessità nel centrodestra. I dubbi sono noti, a partire dalla suddivisione del listino - o listone - del premio di maggioranza tra i partiti, oltre ad alcuni ritocchi per blindare il testo da eventuali rilievi di costituzionalità che girano sempre attorno al super premio. Sia per la sua entità, sia per la possibilità che restituisca un risultato non omogeneo alla Camera e al Senato. Prima di sciogliere i nodi, però, si è deciso di sondare le opposizioni per vedere se ci sono margini di dialogo. Se la reazione sarà barricadera, si andrà avanti comunque al costo di approvare la legge a colpi di maggioranza. Obiettivo, spergiurano nel centrodestra, è assicurare stabilità al paese, lasciandosi alle spalle i governicchi del tiriamo a campare. Motivo per cui dalla bozza sul tavolo non ci si discosterà di molto. «Vogliamo aprire un dialogo» ma non si discute «sull'impianto», mette in chiaro Maurizio Lupi, lasciando Palazzo Chigi al termine della riunione.















