APalazzo Chigi l’ipotesi viene ancora trattata come una manovra sensibile, ma non più come un’eventualità remota: convocare i leader dell’opposizione per un confronto diretto sulla legge elettorale. Giorgia Meloni ci ragiona, pensandola come una mossa decisiva per sbloccare l’impasse che rischia di trascinarsi fino a fine legislatura, scaricando sul tavolo avversario il peso dell’eventuale niet che - come la premier ha già chiarito - porterebbe la maggioranza a fare da sola. L’idea, infatti, ha ripreso forza dopo la conferenza stampa di inizio anno, quando la premier ha rimesso il dossier al centro alternando aperture istituzionali e un avvertimento politico chiaro: senza disponibilità al dialogo, il centrodestra ha i numeri per decidere da solo le regole per le urne del 2027. Un messaggio che non era rivolto soltanto al campo largo, ma anche ai suoi alleati, chiamati a prepararsi a una fase più esposta e meno rinviabile. Fin qui i tentativi indiretti di arrivare a dama non hanno funzionato. I contatti affidati agli emissari di Fratelli d’Italia si sono scontrati con una diffidenza compatta delle opposizioni, convinte che ogni apertura serva soprattutto a dividerle. Una convinzione che, in verità, difficilmente potrebbe essere scalfita dall’eventuale convocazione di Elly Schlein, Giuseppe Conte e gli altri a Palazzo Chigi a quasi tre anni dall’ultima volta. I precedenti parlano chiaro: i faccia a faccia separati sul premierato e la riunione collettiva sul salario minimo, si sono tradotti più in irrigidimenti che in mediazioni. La leader dem, ieri sera a La7, ha avvisato: «Se arriverà una proposta la guarderemo, non abbiamo pregiudiziali. Ma se vogliono regalarci un antipasto di premierato allora mi sembra che sarà difficile fare una discussione».
Sprint sulla legge elettorale, Meloni e l’idea di consultare i leader dell’opposizione
L’ipotesi è una convocazione ufficiale del Campo largo a Palazzo Chigi












