Roma, 17 feb. (askanews) – Magari non si sono persi in tecnicismi, perché a quelli ci stanno pensando i ‘delegati’ dei vari partiti. Ma d’altra parte il punto da affrontare era tutto politico. E ieri Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ne hanno parlato durante il vertice di maggioranza convocato per fare un’analisi dei dossier di fine legislatura. E sarà pur vero che la legge elettorale non è materia governativa, ma di certo è tra le priorità che la presidente del Consiglio si è data per questo 2026. Al punto, come ha spiegato, di essere pronta ad approvare la riforma con i soli voti di maggioranza.

Ed è esattamente per questo che prima di mettere ufficialmente le carte in tavola è necessario che si stringa un accordo solido all’interno della coalizione di centrodestra. L’impianto da cui si parte è noto: sistema proporzionale con premio di maggioranza da far scattare per chi supera il 40% (si ragiona anche sul 42%) dei voti. La soglia di sbarramento dovrebbe rimanere al 3% mentre non ci dovrebbe essere l’indicazione del leader della coalizione sulla scheda. C’è poi la questione delle preferenze che piacciono a Meloni e Tajani ma non a Salvini (ma che in molti sono pronti a scommettere non arriveranno mai a tagliare il traguardo).