ROMA – Fine della finzione, «l’obiettivo di Giorgia Meloni è chiarissimo. Il patto di potere, la sua ossessione ce l’ha svelata lei stessa: il Quirinale». La maschera è saltata, sostengono le opposizioni. Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Magi su un altro palco insieme nel torrido pomeriggio romano, stipati al teatro de’ Servi, non tutti in blocco e senza copioni d’ordinanza, ma con le stesse analisi per aggiungere le loro parole di battaglia a quelle di giuristi, attori, intellettuali, schierati senza se e senza ma contro il Melonellum. Persino fiduciosi che si possa magari partire, in piena estate, con un altro tam tam da società civile: «Facciamo nascere i comitati dei no alla legge elettorale. Guardate che quando siamo partiti contro la riforma della giustizia eravamo in pochi e sembravamo pazzi a trascinare i cittadini su una cosa così tecnica, ma dobbiamo starci emotivamente su ‘sta roba e allora arriviamo», incoraggia Gherardo Colombo, sudatissimo e fiducioso.
Contro il sogno “elettorale” della premier, suona la sveglia delle opposizioni. Ed è la stessa giornata che si apre, da destra, con un Vannacci in “purezza” per Giorgia. «Presidente Meloni, tiri fuori gli attributi almeno su questo: almeno sulle preferenze, dia un segnale. Preferenze vere. Senza posizioni bloccate. Senza parlamentari nominati. Senza trucchi e unti dalle segreterie di partito. Ci faccia vedere che almeno una cosa la riesce a portare a casa».













