ROMA - Giorgia Meloni non lascia sulle preferenze. Raddoppia. E sfida gli alleati: esca allo scoperto chi vuole affossarle e di conseguenza spaccare il centrodestra. Martedì sera, ore 19. Negli stessi minuti in cui gli "sherpa" della maggioranza sono riuniti intorno a un tavolo a via della Scrofa, quartier generale romano di Fratelli d'Italia, va in scena una videocall fra i quattro leader. Sugli schermi appare Meloni e uno ad uno si connettono Matteo Salvini e Antonio Tajani, il capo di Noi Moderati Maurizio Lupi. È il primo confronto di vertice da molto tempo sulla legge elettorale e viene tenuto segreto. La premier pianta i paletti per trattare sullo Stabilicum, o Melonellum come lo hanno ribattezzato sprezzanti le opposizioni.
Spiega che non ha alcuna intenzione di cedere sulle preferenze: è una battaglia personale, ne fa una questione di coerenza e non intende rimangiarsi tutto per venire incontro alle fortissime remore, ma è il caso di dire ai veti di Forza Italia e Lega, che dalla caccia alle schede una per una hanno molto da perdere. Fonti incrociate raccontano al Messaggero un confronto a dir poco schietto tra alleati nella call di venti minuti che ha preceduto la riunione "tecnica" dei delegati di partito. E schiettissima è stata Meloni quando ha deciso di sfidare i suoi interlocutori: «Vediamo chi vota contro i nostri emendamenti».La posta in gioco è massima, ragiona la leader del governo spiegando, viene riferito, che le divergenze vanno messe da parte e anche in fretta. Per evitare di cadere nella trappola che le opposizioni sono pronte a tendere: ritirare la scheda senza votare, lasciando la maggioranza alle prese con un insidiosissimo voto segreto nell'emiciclo di Montecitorio. Numeri alla mano, Fratelli d'Italia e Noi Moderati potrebbero approvare da soli l'emendamento, con le minoranze sull'Aventino. Ma ne uscirebbe evidentemente l'immagine di una maggioranza spaccata facendo il gioco delle opposizioni nonché di Vannacci, il generale che (per ora) resta dietro la collina. Di qui la sfida di Meloni ai suoi. Chi avrà il coraggio di votare contro? Un aut aut che probabilmente servirà a trovare un compromesso ed è questa la missione affidata agli sherpa del tavolo elettorale, che tornerà a riunirsi nelle prossime ore. I nodi Lo ha ribadito anche Antonio Tajani ieri: «I tecnici sono al lavoro». Eppure, tutte le ipotesi tecniche prospettate finora da Fratelli d'Italia - dal capolista bloccato con preferenze, al modello belga (lista bloccata da accettare in toto o espressione della preferenza con una croce sul nome preferito tra quelli indicati) - non sembrano convincere né Forza Italia, né la Lega. Al pari, non ha fatto breccia nel partito della premier l'idea circolata nei giorni scorsi di tenere bloccati i primi due posti in lista: «Avrebbe delle ripercussioni sul meccanismo dell'alternanza di genere». Gli sherpa meloniani sarebbero vicini a trovare la quadra sull'emendamento per consentire il voto fuorisede a studenti e lavoratori. Mentre sulla questione della circoscrizione Estero si ragiona se ridurre le ripartizioni da 4 a 2 per entrambe le Camere, o portarle a 2 per Montecitorio e a 1 per il Senato. Tornando alle preferenze, di certo un emendamento unitario sul tema non arriverà dalle opposizioni. Nonostante la decisione definitiva non sia stata ancora stata presa, è chiaro che l'uscita dall'Aula consentirebbe al campo progressista di rendere plastiche le divisioni altrui e nascondere le proprie: il M5S ha una sua proposta bandiera, Avs resta contraria e nel Pd non tutti sono favorevoli. Il timing Il tempo per affinare le rispettive strategie, alla maggioranza come all'opposizione, non manca: in base alla decisione della capigruppo di ieri, l'esame in Aula alla Camera dello Stabilicum slitterà di qualche giorno, al 14 luglio. Questo per consentire, con i disagi previsti la prossima settimana sulle linee ferroviarie, ai parlamentari di essere presenti. E al centrosinistra di poter tenere a Napoli, il prossimo 8 luglio, la prima "piazza pubblica" per parlare del programma di coalizione. Con questo slittamento, è probabile che il dossier venga licenziato dal Senato solo dopo la pausa estiva, tra settembre e ottobre. E c'è chi spera che, per allora, i sondaggi -Vannacci permettendo - siano più rassicuranti.










