La premier ha fretta e gli alleati la seguono: proporzionale, soglia di sbarramento non troppo elevata, premio di maggioranza. E listone nazionaledi Fausto Cariotidomenica 24 maggio 20263' di letturaGiorgia Meloni ha fretta. Più lei che i suoi alleati, raccontano nella maggioranza, ma la sua volontà basta a mettere le ali alla legge elettorale. La premier preferisce correre il rischio di perdere le prossime elezioni, che crescerebbe con un sistema disegnato per dare un vincitore, anziché andare incontro a un pareggio quasi certo, che sarebbe il risultato più probabile se si votasse con le regole attuali. Così, da metà della prossima settimana si farà sul serio. L’obiettivo è approvare la proposta di legge entro giugno alla Camera. «C’è la volontà di accelerare al massimo», avverte Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il parlamento ed esponente di Fdi. Lo faranno aprendo le porte alla sinistra per varare un testo condiviso, ma senza farsi illusioni. Nemmeno sul Pd, il partito d’opposizione che più avrebbe da guadagnarci.Elly Schlein e i suoi, raccontano da lì dentro, hanno festeggiato quando hanno letto la proposta presentata dagli avversari. Premio di maggioranza, niente preferenze, potere a chi guida il partito di scegliere i candidati e dunque gli eletti: perfetto per le ambizioni della segretaria, che punta a Palazzo Chigi. Subito, però, è iniziato l’attrito all’interno dello stesso gruppo dirigente. Schlein era favorevole a un dissenso di facciata, non troppo aggressivo, proprio perché ha interesse che la proposta passi. I suoi, invece, insistono per mantenere i toni usati durante il referendum: accuse di fascismo, di nuova «legge truffa» e così via. «Tanto l’approvano comunque», è il ragionamento che hanno fatto alla leader del Pd.Che la premier e la maggioranza intendano andare avanti, è vero. Sinora si è trattato lontano dei riflettori e si è sentito il parere degli accademici chiamati in audizione a dire la loro sul testo. Adesso è tutto chiaro, soprattutto sulle cose da cambiare. «Il contributo degli autorevoli professori, costituzionalisti ed esperti ascoltati consentirà di intervenire sulla proposta per migliorarla e risolvere le criticità», spiega Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari costituzionali e firmatario della proposta.Si partirà da un nuovo testo base, che garantisce un percorso più veloce e potrebbe essere comunque corretto in parlamento. Le differenze con quello originario le ha illustrate ieri Ciriani, al Festival dell’economia di Trento. Ha spiegato che sarà una legge elettorale «proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata» e un premio di maggioranza che sarà assegnato alla coalizione vincente purché raggiunga una soglia «attorno al 42%». In più, non consentirà al vincitore di controllare il 60% delle due assemblee, come avviene invece nei Comuni.In pratica la soglia d’ingresso sarà fissata al 3% e i partiti della prima coalizione si divideranno all’incirca il 55% dei seggi della Camera, ossia 220 deputati su 400, e il 57% dei membri elettivi del Senato, ovvero 114 su 200 (cui vanno aggiunti i senatori a vita). Quanto basta per governare con una base parlamentare solida, ma insufficienti, per esempio, a consentire l’elezione dei giudici costituzionali di nomina parlamentare.Dovrebbe scomparire il “listone” nazionale dei candidati che entrano in parlamento in caso di assegnazione del premio di maggioranza. Si pensa di distribuire ai partiti della coalizione quei seggi in più proporzionalmente al risultato ottenuto. Sarà introdotta una norma per impedire che il premio, in caso di vincitori diversi alla Camera e al Senato, possa essere assegnato a due coalizioni rivali: in quel caso non lo si assegnerà a nessuno e tutti i seggi saranno distribuiti con criterio proporzionale.Rimarrebbe l’obbligo, per ogni alleanza elettorale, di indicare il candidato premier: questo imporrebbe al campo largo di fare le primarie, a meno che Schlein e Giuseppe Conte non raggiungano un accordo che oggi è lontano. Tutto da decidere, infine, sulle preferenze, che non piacciono né a destra né a sinistra, anche se nessuno lo dice. Sul tavolo c’è sempre la soluzione proposta da Ignazio La Russa: tenere bloccato il nome del capolista e introdurre le preferenze per gli altri.Ciriani ieri si è rivolto direttamente a Schlein: «Credo che abbia la legittima ambizione di fare il presidente del consiglio, ma con questa legge elettorale il rischio, molto concreto, è che lei non lo possa mai più fare». In caso di pareggio, infatti, non sarà certo un leader di partito a guidare il governo. Ragionamento che la segretaria piddina conosce bene, ma che non smuove il suo partito, dove Federico Fornaro denuncia «la stessa arroganza istituzionale che si è già manifestata in occasione della riforma della giustizia sconfitta al referendum». Tutto secondo copione.
Meloni spinge la nuova legge elettorale e mette Schlein al bivio | Libero Quotidiano.it
Giorgia Meloni ha fretta. Più lei che i suoi alleati, raccontano nella maggioranza, ma la sua volontà basta a mettere le ali alla le...







