Roma, 9 gen. (askanews) – La sfida è lanciata e il timing già abbozzato. L’intenzione della maggioranza di riformare la legge elettorale esce dal novero delle ipotesi e delle suggestioni e arriva ufficialmente sul tavolo. E a collocarla tra le priorità del 2026 è direttamente Giorgia Meloni. La premier, durante l’annuale conferenza stampa organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare, ammette di “non essere un tecnico della materia” e spiega che “ci sono interlocuzioni anche se non necessariamente al mio livello”, negando nella sostanza di aver già affrontato il tema personalmente con i leader dell’opposizione. Ma affida alla sua maggioranza un mandato ben preciso: cercare sì il dialogo in Parlamento sulle cosiddette regole del gioco ma a patto che la riforma del sistema di voto vada in porto, anche a costo di approvarla con i soli voti della maggioranza. L’idea è quella di arrivare al primo sì entro l’estate.
Meloni respinge al mittente l’idea che la proposta di cui si parla, quella di un proporzionale con premio di maggioranza da assegnare a chi abbia ottenuto almeno il 40 (o il 42%) dei consensi, sia fatta su misura per far rivincere il centrodestra. E, anzi, si dice convinta che sarebbe interesse del “campo avverso”, a cominciare dalla segretaria del Pd Elly Schlein, collaborare a un siffatto restyling. “E’ – sostiene – una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.








