Accelerare, e presentare un testo già a inizio anno, una volta chiusa la legge di Bilancio e prima del referendum sulla separazione delle carriere.

Per poi chiudere una volta incassato il sì alla riforma della Giustizia. O prendere più tempo, per cercare consensi anche tra le file delle opposizioni che al momento oppongono, in pubblico e in privato, un secco no alla revisione delle regole del voto.

Sono le due opzioni sul tavolo di Giorgia Meloni, fermo restando che la questione legge elettorale è sul tavolo e la maggioranza ha tutta l'intenzione di affrontarla. Ma al momento non sarebbe ancora maturata una decisione sulla presentazione di un testo in Parlamento, e i dubbi sul timing ci sarebbero anche tra gli alleati.

Mentre finisce in archivio la lunga tornata di regionali d'autunno, ciascuno legge e difende l'esito delle urne. Non c'è nessun perdente, a sentire i commenti del giorno dopo un voto che non registra nemmeno un cambio di colore ma cambia, parecchio, gli equilibri interni. In Veneto la composizione del Consiglio sarà molto diversa da quella di cinque anni fa, fanno notare alcuni osservatori, mentre altri, tra i meloniani, non nascondono di avere pagato forse un po' troppo l'essere stati "generosi" con gli alleati leghisti in veneto.