Avanti con la riforma elettorale, fino in fondo, con la meta del via libera della Camera fissata entro la pausa estiva in modo da avere la “bollinatura” del Senato, e quindi la legge pronta all’uso, già in autunno. Ma non senza prima aver provato a coinvolgere le opposizioni, se non altro per una questione di metodo e per sottrarsi all’accusa di voler cambiare le regole del gioco a maggioranza.

Meloni mette la «fiducia politica» sulla riforma elettorale

Dopo aver incassato solo cinque giorni fa il via libera politico dai leader della maggioranza, ossia i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, Giorgia Meloni fa capire che non scherza e che sul superamento dei collegi uninominali del Rosatellum mette una sorta di fiducia politica: a Palazzo Chigi ieri sera, attorno al tavolo, erano nuovamente riuniti i leader, ma stavolta accompagnati dai parlamentari che hanno seguito il confronto sul Melonellum (Giovanni Donzelli per Fratelli d’Italia, Roberto Calderoli per la Lega, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Forza Italia). «Sono necessarie modifiche al testo base? E allora facciamole, le modifiche, cercando di coinvolgere le opposizioni», è stato l’input della premier.