«L’errore più grosso fatto da Giorgia Meloni nella trattativa coi suoi alleati è stato rinunciare al ballottaggio». A dirlo è Roberto D’Alimonte, politologo della Luiss ed esperto di sistemi elettorali, in un’intervista al quotidiano La Stampa. Secondo il professore, la riforma elettorale voluta dal centrodestra rischia di produrre un effetto diverso da quello dichiarato: non un rafforzamento del bipolarismo, ma un ritorno alla logica delle coalizioni post-elettorali.

Secondo D’Alimonte, la premier avrebbe ceduto su tre punti nel confronto con gli alleati: il superamento del ballottaggio, il meccanismo di assegnazione del premio di maggioranza e la conferma delle liste bloccate. «Quel premio avrebbe dovuto essere calcolato in percentuale ai seggi, al 54-55 per cento, e invece ha prevalso un premio in seggi assoluti», spiega. Il rischio, secondo l’analisi di D’Alimonte, è che senza il secondo turno il centrodestra possa trovarsi a dipendere dai partiti più piccoli. «Ora, se il testo in discussione alla Camera non cambierà, per vincere rischia di dipendere dall’alleanza con Futuro Nazionale», afferma.

Il riferimento è alla possibile crescita di forze esterne agli schieramenti tradizionali, a partire da quella legata a Roberto Vannacci. Alla domanda su una possibile alleanza del generale con il centrodestra prima del voto, D’Alimonte risponde: «Come si dice in inglese per ballare il tango bisogna essere in due». E aggiunge: «Vannacci è interessato a entrare in coalizione prima del voto o gli conviene pesare di più dopo?».