La riforma della legge elettorale è il passaggio decisivo per garantire governabilità ed evitare nuovi stalli. Irrealistiche le ipotesi di intese centriste post-voto. Con il sistema vigente, c’è il concreto rischio di maggioranze improvvisate. Vannacci? Il centrodestra finirà per riassorbirlo. Quanto a Meloni, il vero banco di prova per consolidare la leadership sarà la legge di Bilancio 2027 e la capacità di rafforzare un profilo conservatore pienamente mainstream. Colloquio con il politologo della Luiss, Giovanni Orsina
Le regole del gioco, in politica, spesso contano più dei giocatori. È attorno alla legge elettorale che si misurano le ambizioni dei partiti, le paure dei parlamentari e gli scenari della prossima legislatura. Sullo sfondo c’è una domanda che precede tutte le altre: l’Italia può ancora permettersi un sistema che rischia di consegnare il Paese all’ennesimo stallo? Tra il nodo delle preferenze, il ruolo del centro, l’incognita Vannacci e la strategia di Giorgia Meloni, il politologo della Luiss Giovanni Orsina prova a separare le convenienze dei partiti dall’interesse del Paese. E indica nella riforma della legge elettorale il passaggio decisivo per evitare che il voto produca, ancora una volta, governi deboli e maggioranze improvvisate.









