Lunghe mediazioni prima, lunghe mediazioni dopo: con l’approdo ieri in Aula alla Camera la legge elettorale scritta e voluta dalla maggioranza ha iniziato il penultimo miglio prima dell’approvazione. Frutto di un accordo al ribasso dentro il centrodestra, il Melonellum rischia di creare nuove tensioni tra i partiti e dentro le singole formazioni a partire dal suo meccanismo maggioritario. Il fronte della trattativa infatti è destinato a spostarsi sulla composizione del listone-premio da 105 parlamentari (70 alla Camera, 35 al Senato) che dovrebbe essere assegnato alla coalizione vincente. Numeri che vanno divisi dentro le coalizioni, e nei singoli partiti.
Occorre prendere carta e penna e fare un salto indietro a settembre 2022, quando la coalizione di centrodestra stravinse le elezioni. Fatto noto, il trionfo fu propiziato dalle spaccature delle opposizioni, che permisero a Meloni e soci di fare man bassa dei collegi uninominali previsti dal Rosatellum (221 tra Camera e Senato) e che ora il Melonellum intende eliminare. Ma gli stessi uninominali hanno garantito in questi anni ai due soci di minoranza del centrodestra una sovrappresentazione parlamentare: Forza Italia ha eletto 63 parlamentari, la Lega 96, peraltro con percentuali minimamente superiori agli azzurri. Frutto soprattutto del meccanismo maggioritario: negli uninominali il Carroccio da solo ha portato a casa 58 seggi tra Camera e Senato.










