Il centrodestra non cede di un millimetro sulla legge elettorale. Ieri alla conferenza dei capigruppo della Camera la maggioranza ha infatti respinto la mediazione del presidente Lorenzo Fontana, che aveva proposto di far slittare l’approdo in Aula del Melonellum dal 26 al 29 giugno, per venire incontro alle richieste delle opposizioni. La chiusura netta, che costituisce anche uno sgarbo a Fontana, ha una duplice motivazione: una mossa tattica, per evitare in commissione il voto sugli emendamenti sulle preferenze, e un messaggio sulla rinnovata convinzione del centrodestra sul nuovo sistema elettorale, dopo alcuni dubbi dei giorni scorsi. «Non è una legge che serve al centrodestra: serve a chiunque vinca le elezioni, perché possa governare. L’Italia ha bisogno di stabilità» ha affermato Meloni.

Da registrare la contrarietà delle opposizioni, sul merito e sul metodo, ma anche una trattativa, all’insegna della limitazione del danno, per una leggera modifica tecnica che favorirebbe la presentazione di liste civiche e cartelli elettorali come Casa Riformista. Le opposizioni avevano lamentato la scarsa quantità di sedute che la commissione Affari costituzionali dedicherà alla riforma del sistema di voto, con tempi contingentati come per i decreti. Di qui la lettera a Fontana di giovedì scorso per chiedere uno slittamento dell’approdo in aula fissato per il 26 giugno.