Inizierà oggi lo sprint della maggioranza sulla legge elettorale. Questa mattina è attesa la riunione dei capigruppo della Camera, dove si trova il «Melonellum», per stabilire il calendario dei lavori di Montecitorio nei prossimi due mesi prima della pausa agostana.

Qui governo e maggioranza dovrebbero chiedere la calendarizzazione del testo in aula per fine giugno, così da incassare il primo Sì entro l’estate ed arrivare al Senato in autunno. Ieri gli sherpa della maggioranza si sono riuniti per stabilire le modifiche da apportare al testo. Sarà alzata dal 40% al 42% la soglia per accedere al premio di maggioranza, che rimarrà invariato: 70 deputati e 35 senatori scelti da una lista bloccata. Nel caso in cui nessuna coalizione arrivi a tale cifra, tuttavia, non ci sarà il ballottaggio previsto nel testo iniziale tuttora in discussione in commissione alla Camera, ma varrà il proporzionale puro. Verrà rivisto anche il tetto massimo di seggi assegnabili a ciascuno schieramento: si passerà da 230 a 220 a Montecitorio, al Senato da 114 a 113.

Non è stato però ancora definito come approntare le modifiche al testo. Un’opzione potrebbe essere un emendamento premissivo, presentato da un parlamentare, che riscrive il testo da capo facendo decadere tutti gli altri. Altrimenti ci sono le strade di emendamenti mirati agli articoli da rivedere o un nuovo testo bis, che potrebbe comportare però la necessità di aprire alla possibilità di depositare nuovi emendamenti delle opposizioni, oltre che un nuovo ciclo di audizioni. «Non mi risulta che il testo sarà stravolto, se poi ci saranno modifiche importanti le valuteremo. Se ci sarà un testo bis verrà convocato un ufficio di presidenza e valuteremo», ha commentato ieri in merito il relatore e presidente di commissione Nazario Pagano (FI). Ieri la commissione ha iniziato la discussione generale sul testo destinato a cambiare tra le proteste delle opposizioni.