Un Melonellum ter potrebbe arrivare già questa settimana, giovedì prossimo. Una nuova versione della riforma elettorale è allo studio della maggioranza per correggere un “baco” del testo evidenziato venerdì scorso dal manifesto: la possibilità concreta che il premio di governabilità vada non alla coalizione più votata dagli italiani ma a quella perdente. Una criticità che non potrebbe che essere sanzionata dalla Corte costituzionale, quando qualcuno le sottoporrà l’esame della nuova legge elettorale, ma prima ancora metterebbe in serio imbarazzo il presidente Mattarella al momento della promulgazione. Su un piano più politico emerge un ulteriore arretramento nella strada della parità di genere, visto che il listone bloccato del premio non prevede l’alternanza di genere.

PARTIAMO DALL’INQUILINO del Quirinale, che non ama metter bocca sui provvedimenti mentre il procedimento legislativo è in corso. Come ha spiegato ricevendo i giornalisti il 5 marzo del 2024, l’atto della promulgazione non consiste nell’adesione ai contenuti del provvedimento ma nel verificare che i due rami del Parlamento abbiano approvato il medesimo testo. L’unico stop può avvenire solo «in presenza di profili di evidente incostituzionalità». Se non ve ne sono di evidenti, il Quirinale lascerebbe lo scrutinio alla Corte costituzionale. Le audizioni sulla prima versione del Melonellum hanno evidenziato più di un elemento con «evidenti» profili incostituzionali, in parte corretti con la versione bis, depositata mercoledì scorso. Ma ve ne sono altri. Per questo la maggioranza si sta interrogando se approntare ulteriori modifiche, per arrivare a un Melonellum ter, mentre non è nei pensieri della maggioranza un’altra criticità, che metterebbe in imbarazzo Mattarella al momento della promulgazione, cioè il listone bloccato di 70 nomi (35 per il Senato) per l’assegnazione del premio.