Con il Melonellum bis il premio di maggioranza potrebbe finire alla coalizione che non ha ottenuto il maggior numero di voti. Per essere ancora più concreti se la riforma elettorale del centrodestra fosse stata in vigore, nel 2006 il premio sarebbe spettato alla coalizione guidata da Berlusconi e non a quella di Prodi, benché il Professore avesse ottenuto più consensi; e anche nel 2013 non il più votato centrosinistra di Bersani, bensì il centrodestra di Berlusconi avrebbe incassato il premio, pur con meno consensi. È soltanto una delle incongruenze del testo di riforma elettorale depositato mercoledì sera in commissione Affari costituzionali della Camera dai relatori, e da ieri allo studio dei tecnici dei partiti e dell’ufficio studi di Montecitorio. L’accelerazione dell’approvazione della riforma ha anche messo in agitazione i parlamentari della maggioranza, timorosi che la premier Meloni voglia correre ad urne anticipate prima della legge di Bilancio.

L’INCONGRUENZA NASCE da un “buco” del Melonellum. Per avere il via libera dalla Svp (importante partner del centrodestra anche sul territorio), la riforma non ha toccato il sistema elettorale del Trentino Alto Adige, che continuerà a eleggere i propri rappresentanti con il vecchio sistema, cioè con quattro collegi uninominali e un proporzionale per tre seggi. Anche la Val d’Aosta, un collegio uninominale unico, rimane fuori dalla riforma. Per l’assegnazione del premio di 70 seggi (35 al Senato) il calcolo viene fatto sui voti di tutte le altre Regioni. Orbene, già questo pone un problema di costituzionalità, segnalato mercoledì sera dal costituzionalista Stefano Ceccanti, perché altera la parità del voto dei cittadini. Ma il problema ulteriore è che potrebbe accadere, come nel 2006 e nel 2013, che se si tenesse conto del voto di tutti gli italiani, e quindi anche dei cittadini di Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, il risultato potrebbe ribaltarsi rispetto a quello delle sole altre regioni.