Dal centrosinistra è partita una parola d’ordine in merito alla discussione sulla nuova legge elettorale: l’Italia è al collasso, c’è il caro bollette, gli stipendi perdono potere d’acquisto — e noi dovremmo sederci al tavolo sulla legge elettorale?
Io penso che sì, dovrebbero sedersi al tavolo eccome. Dal varo del Porcellum in poi abbiamo avuto leggi elettorali pessime che hanno prodotto parlamenti pessimi, e ai cittadini è precluso quasi del tutto il potere di indicare i propri candidati. Come ha scritto Marco Travaglio nel suo editoriale di giovedì, gli elettori vengono trattati come «mandrie di buoi di proprietà dei partiti». Un voto fideistico: ti do il simbolo, tu lo segni sulla scheda e non rompere. I candidati te li scelgo io.
Il nuovo testo depositato mercoledì in commissione Affari costituzionali della Camera — già battezzato Melonellum 2.0 — non inverte questa rotta. La maggioranza lo ha calendarizzato per il 26 giugno. Le opposizioni la definiscono una “forzatura inaccettabile” e hanno ragione, ma non per questo dovrebbero sottrarsi al confronto: dovrebbero sedersi e proporre qualcosa di meglio, che esiste già.
Sul merito del nuovo testo basta sapere una cosa: restano i listini bloccati. Fino a 6 nomi alla Camera, 4 o 5 al Senato, più quelli aggiuntivi legati all’eventuale premio di maggioranza. Il cittadino continua a non scegliere nessuno. Beve quello che le segreterie versano nel bicchiere.













