L'ira di Meloni contro gli alleati dopo il voto sulla legge elettorale. Le accuse al «partito» del pareggio(Marco Galluzzo) Irritata, a tratti furibonda, di sicuro delusa, in ogni caso convinta di aver fatto la cosa giusta. Ma anche pronta ad aprire una riflessione nella sua maggioranza, contro tutti coloro che hanno preferito «mettere la testa dentro la sabbia». Perché lei rivendica di averci almeno provato, ma in totale solitudine, o quasi. E se nella sua analisi a caldo affiora un voto a giugno e il rischio di un governo balneare, la chiosa è già pronta: «Io l’avevo detto e sono stata l’unica». Bisogna fare un passo indietro di qualche settimana per capire i ragionamenti e gli scenari che Meloni condivide in queste ore dopo lo stop parlamentare.Qui l'articolo completo
Legge elettorale, governo battuto per un voto. Caccia ai franchi tiratori: sono almeno 30(Simone Canettieri) Le mani tra i capelli di Antonio Tajani sono tutto un programma. Così come lo sguardo gelido di Francesco Lollobrigida, chino sul cellulare: «Adesso vado a scoprire chi sono i franchi tiratori, ci sentiamo dopo». È pericoloso chiedergli altri dettagli, visto l’umore. Luca Ciriani, che di lavoro fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, è una statua di sale. Catatonico: «Ha vinto l’istinto di autoconservazione». Maurizio Lupi scuote la testa, non ci crede. La falange vannacciana, che si era ripresa col telefonino al momento del voto forse come pegno di lealtà a Meloni, è scossa da un brivido d’eccitazione. Ghigni sparsi, messaggi al generale. Dopo qualche minuto si scambiano il cinque Laura Ravetto e Domenico Furgiuele (accusato alla ripresa dei lavori dalle opposizioni di aver urlato «Hitler!»).«Dimissioni, dimissioni», gridano intanto le opposizioni che sembrano sovrastare anche fisicamente la maggioranza ripiegata sui banchi.Qui l'articolo completo










