di

Marco Galluzzo

Reazione dura a Palazzo Chigi che minaccia di abbandonare la riforma. L’ipotesi di un voto a giugno

Irritata, a tratti furibonda, di sicuro delusa, in ogni caso convinta di aver fatto la cosa giusta. Ma anche pronta ad aprire una riflessione nella sua maggioranza, contro tutti coloro che hanno preferito «mettere la testa dentro la sabbia». Perché lei rivendica di averci almeno provato, ma in totale solitudine, o quasi. E se nella sua analisi a caldo affiora un voto a giugno e il rischio di un governo balneare, la chiosa è già pronta: «Io l’avevo detto e sono stata l’unica». Bisogna fare un passo indietro di qualche settimana per capire i ragionamenti e gli scenari che Meloni condivide in queste ore dopo lo stop parlamentare.Qualche settimana fa, anche nel suo staff, non erano in pochi a metterla in guardia: «Guarda che in questo modo rischi di perdere consenso e logorarti». Ma lei faceva spallucce: «Di sicuro non andrò avanti a oltranza, o la nuova legge elettorale si fa entro l’estate o amen, e comunque io sono fatta così». Come in un contraddittorio processuale le prime obiezioni erano respinte così.Eppure, sia a Palazzo Chigi che nel partito, i suoi collaboratori tornavano alla carica, insistevano, e ogni occasione era utile per metterla in guardia, «ma per quale motivo devi intestarti tu questa battaglia, comunque vada gli altri diranno che tu vuoi cambiare le regole e che loro sono quelli che le difendono».E allora lei rispondeva facendo di nuovo spallucce, granitica nelle proprie idee: «Io lavoro per gli italiani e non per il mio schieramento, lasciare questa legge significa riportare l’Italia a dieci anni fa, con maggioranze arcobaleno che rischiano di riportarci nel baratro».Insomma, gli avvocati del diavolo, anche fra i suoi, la premier li ha ascoltati, ma non si è mai smossa dai suoi propositi. E lo stop parlamentare di ieri è stato anche frutto di tante insistenze. Perché alla fine lei stessa, pungolata, ha deciso un’accelerazione, per scoprire le carte, anche della sua maggioranza.Ora che ha verificato in Parlamento che esiste una maggioranza che scommette, a suo giudizio, sul pareggio e sulla mancanza di stabilità, rischiando di tenersi la legge vigente, Meloni potrebbe anche alzare bandiera bianca. Persino su tutta la legge. Anzi sembra averlo accennato, nelle prime parole del post che pubblica poco prima delle 21 su Facebook: «Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude, e l’esultanza dell’opposizione come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto».Ma le conseguenze, che Meloni già prospetta, a caldo, sono tutte con tinte molto fosche. Se il fallimento delle preferenze finirà per travolgere la nuova legge, allora, per lei, sarà facile in qualche modo cantare vittoria. Perché uno scenario di un governo balneare, di due o tre mesi al massimo, che «sarà costretto a fare quello che dicevo io un anno prima», viene già messo in conto. E a quel punto sarebbe probabile, raccontano a Chigi, che si vada a votare già a giugno, se non altro per verificare, in anticipo sulla fine della legislatura, se ci sarà davvero un’impasse.APPROFONDISCI CON IL PODCASTMeloni è una fredda calcolatrice e l’accelerazione parlamentare l’ha decisa per stanare i tanti indecisi, anche nella sua maggioranza. E nella sua mente è convinta di avere le carte per una campagna elettorale (quella di un eventuale ritorno al voto già nel 2027) in cui in tanti saranno costretti a darle ragione, con il senno di poi. Sono questi i pezzi del puzzle della strategia della presidente del Consiglio, tessere che poggiano sulla consapevolezza che non è più tempo di governi tecnici o di maggioranza arcobaleno. E che nemmeno al Colle asseconderebbero un esecutivo senza la forza di avere un chiaro orizzonte e un indirizzo politico di medio o lungo periodo. La legislatura che Meloni si appresta a concludere è stata anche uno spartiacque politico. E nei contatti avuti con la segretaria del Pd, Elly Schlein, questa convinzione ha trovato sponde favorevoli. Per tutti questi motivi ieri per Meloni è stato come un finale di partita. E a sera ha messo le sue idee nero su bianco in un post che è un misto di delusione e di rivendicazione: «Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze dopo più di 30 anni di liste bloccate, abbiamo chiesto che si facesse con voto palese, ma le opposizioni hanno voluto quello segreto».Ma, continua Meloni, «anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione». Ma questo passaggio, se non apre una crisi interna alla maggioranza, schiude comunque una stagione di fibrillazione maggiore. Alcuni conti andranno regolati. Non per nulla, a caldo, ieri Meloni si è confrontata in primo luogo con il suo partito, con Donzelli, Bignami, con la sorella Arianna. Di sicuro nella prossima legislatura, Giorgia Meloni vede un governo di un solo colore, con confini ben definiti. Con la legge elettorale vigente sarà improbabile, e allora lei stessa avrà un argomento in più.Con un canovaccio più o meno di questo tipo: nessuno ci ha provato seriamente, dirà, tranne la sottoscritta. E se ci ritroveremo con un governo balneare, nel bel mezzo di una crisi geopolitica mondiale, sarà colpa «di tutti coloro che hanno preferito mettere la testa dentro la sabbia». Anche fra i suoi alleati. Insomma la sconfitta di oggi, dicono a Palazzo Chigi, potrebbe essere un tassello di una rivincita, l’anno prossimo.