A Montecitorio il primo assaggio c’è appena stato, con la sforbiciata che ha sfoltito di un terzo gli oltre 700 emendamenti presentati. E la tensione e l’attenzione saliranno, perché entreranno nel vivo i lavori per disegnare la nuova legge elettorale. La maggioranza intende infatti spingere sull’acceleratore per portare al voto dell’Aula entro fine mese la propria riforma, che le opposizioni hanno soprannominato “Melonellum”. Il testo è all’esame della Commissione Affari Costituzionali. Ma per farlo avanzare, il centrodestra è pronto a usare tutti gli strumenti che il regolamento parlamentare consente, comprese sedute fiume, eventualmente anche notturne o durante fine settimana e giorni festivi. Quella proposta «è una legge che va bene perché contempla tutte le forze», argomenta Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia. Tuttavia sul piano politico i nodi da sciogliere sono ancora diversi, qualcuno anche in seno alla maggioranza. Mentre le opposizioni sono apertamente contrarie alla riforma, ritenuta sbilanciata e poco rappresentativa,: «In un Paese in cui ci sono 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi, e gli stipendi sono tra i più bassi d'Europa - incalza la segretaria del Pd Elly Schlein-, è incredibile che la priorità di questo governo sia quella di cambiare la legge elettorale per preservare il proprio potere».Il testo base e la prima sforbiciata agli emendamenti Nell’attuale stesura, il Melonellum - ribattezzato anche Stabilicum - prevede un impianto proporzionale corretto da un forte premio di governabilità (o di maggioranza), pensato per garantire stabilità alla formazione di Governo che la coalizione vincente proverà a costruire. Si basa su alcuni cardini: il premio, appunto, ossia una quota di seggi aggiuntivi assegnata alla coalizione che superi il 42% dei voti a livello nazionale; i listini bloccati (senza la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze per i singoli candidati), con l’ordine dei nomi stabilito dai partiti; l’obbligo per ciascuna lista o coalizione di indicare sulla scheda elettorale il proprio candidato premier; una soglia di sbarramento (finora si discute del 3%) per escludere dalla ripartizione dei seggi formazioni politiche con poco seguito. Questa à la bozza di partenza, ma sul tavolo delle commissione sono già atterrati 771 emendamenti, per la maggior parte depositati dalle opposizioni, che anche attraverso il diluvio di richieste di modifica intendono provare a rallentare l’iter del testo, secondo il più classico degli schemi di ostruzionismo parlamentare. Il primo passo in Commissione, è arrivato ieri, con la mannaia calata sui 771 emendamenti (in gran parte presentati dalle opposizioni). Prima sono scesi a 731, dopo una scrematura fatta dagli uffici. E nel pomeriggio il presidente della commissione, Nazario Pagano ha comunicato che la scure era calata su 252 emendamenti: uno ritenuto inammissibile per estraneità di materia; altri 127 perché incongrui sotto il profilo logico, sintattico e grammaticale; e ancora 124 su cui non sarà possibile votare poiché dal «contenuto meramente formale». Fatta sottrazione, andranno in votazione dunque solo i restanti 479 emendamenti. Quanto al timing, martedì partirà la discussione in commissione: dopo i lavori dell’Aula, sono previste le prime votazioni in un clima che già si preannuncia teso, dato che la maggioranza potrebbe decidere di marciare a tappe forzate (e perfino di portare il testo in Aula senza relatore, come avvenuto per altri provvedimenti, anche nel caso in cui la Commissione non riuscisse a ultimare entro venerdì 26 il vaglio di tutti gli emendamenti).I nodi politici e le incognite sul voto di preferenza L’ordine di scuderia, in seno all’esecutivo, è che i commissari siano sempre presenti e pronti a eventuali maratone e, soprattutto, che ogni emendamento venga esaminato e rivoltato come un pedalino, per evitare scivoloni o trappole piazzate ad arte. Ciò perché il nodo delle preferenze non è stato ancora sciolto, tanto che alcune proposte (presentate da Azione, Udc e da altre forze politiche, compresi i vannacciani di Futuro nazionale, la cui presenza in una futura coalizione di centrodestra resta tutta da vedere) ne caldeggiano l’introduzione. Tuttavia, al momento i rumours tratteggiano uno scenario in cui il punto di mediazione resterebbe il mantenimento delle liste bloccate: per ora la maggioranza ha presentato solo 4 emendamenti e parrebbe orientata a bocciare tutte le modifiche avanzate da centrosinistra e vannacciani, per poi affrontare il nodo delle preferenze direttamente nell'emiciclo di Montecitorio (fra fine giugno e inizio luglio), in cui un eventuale voto segreto potrebbe chiudere la questione. Ciò perché in teoria FdI e Noi Moderati non sono contrarie alle preferenze e potrebbero riproporle con emendamenti in Aula: «Basta con gli odiati accordi di Palazzo. Per Noi Moderati le preferenze, è tempo che i cittadini tornino a scegliere i loro rappresentanti», sostiene Alessandro Colucci di Nm, relatore della riforma. Tuttavia, sulla questione Lega e Forza Italia sono molto più fredde: «È una legge che va bene perché evita che domani mattina Vannacci si allei con Cinque Stelle e Avs», ragiona ancora l’azzurri Mulè, che non dà peso allo scoglio preferenze: «Per me, se ci sono o non ci sono va bene uguale».L’opposizione sulle barricateLe forze di opposizione scaldano i motori in commissione, preannunciando barricate anche in Aula, nella speranza che il voto segreto (per sua natura contrassegnato da margini di imprevedibilità) possa rivelarsi un autogol per la maggioranza. A loro ribatte il responsabile dell’organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli: «La sinistra si sta lamentando. Vedo che minacciano le barricate per la legge elettorale. Ma se qualcuno vuole una riforma della legge elettorale in cui chi perde va a governare lo stesso - avverte -, noi non siamo disponibili». Insomma, la lunga estate calda della legge elettorale è già cominciata.