Sono bastati pochi giorni a spiegare il motivo dell’inspiegabile lavoro al ralenti per la formazione della quarta gamba del centrosinistra. Italia viva stava aspettando, con pazienza, la certificazione della propria possibilità di presentarsi al voto senza raccogliere firme. La legge attuale non lo consentirebbe, come non lo consentirebbe ad Azione, e neanche a Avs: la «ratio» è impedire che si presentino al voto le liste «civetta», dunque possono non raccogliere le firme solo le forze politiche che hanno il gruppo parlamentare in entrambe le camere e dall’inizio della legislatura. Ma l’altro ieri in commissione è arrivato un emendamento alla legge elettorale, proposto da Azione e “opportunamente” riformulato dalla maggioranza – ce n’era anche uno di Più Europa, che però ha rifiutato la riformulazione – che concede l’esenzione ai partiti che hanno un gruppo in una camera, che si sia formato entro il 31 dicembre 2025. È stato ribattezzato norma «anti Vannacci». Gli uomini del generale alla Camera hanno fatto un circo, hanno urlato alla «marchetta».
A sinistra si sono sentite poche voci in dissenso. Fin qui quasi nessuna. Perché questa norma risolve alcuni problemini del campo largo. Permette, infatti, di “sanare” non solo la posizione di Azione, che non ha gruppo al senato, ma anche quella di Italia viva, ora Italia viva – Casa Riformista, che a inizio legislatura si chiamava «Azione - Italia Viva - Renew Europe»; di Avs, che al Senato siede nel misto; oltreché, dall’altra parte, di Noi Moderati, che ha formato il gruppo alla Camera grazie ad alcuni parlamentari a inizio legislatura. Chi resta fuori? Più Europa.















