La questione decisiva per il centrodestra va oltre il dibattito sulle preferenze. In gioco c’è soprattutto la ridefinizione degli equilibri di potere nella selezione della futura rappresentanza parlamentare. È questo il cuore del negoziato sulla legge elettorale e il motivo per cui l’intesa appare ormai più vicina. L’analisi di Salvo Di Bartolo

Più che sul ritorno delle preferenze, la partita che si sta giocando nel centrodestra riguarda la redistribuzione del potere nella selezione della futura classe parlamentare. È questo il vero terreno della trattativa sulla riforma della legge elettorale ed è anche la ragione per cui il compromesso appare ormai più vicino di quanto non sembri.

L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc ha contribuito a riaprire un negoziato che, fino a pochi giorni fa, sembrava essersi impantanato. Il clima resta improntato alla prudenza, ma nella maggioranza prevale la convinzione che una sintesi possa essere raggiunta in tempi relativamente brevi, a condizione che nessuno chieda di riscrivere gli equilibri sui quali si fonda oggi il rapporto tra i partiti della coalizione.

È proprio in questo quadro che si inserisce il tema delle preferenze. Nel dibattito pubblico il loro ritorno viene spesso rappresentato come un’alternativa tra liste bloccate e libertà di scelta degli elettori. La discussione reale, tuttavia, è molto meno ideologica e decisamente più politica.