Il fenomeno di Vannacci, al di la delle apparenze, sta sconvolgendo in modo profondo il centrodestra che rischia. In primo luogo c’è un problema di fondo riguardante la valutazione del fenomeno in se. Già Salvini è stato costretto ad ammettere che Vannacci lo ha beffato: non è poco, per chi è un misto di arroganza e di presunzione e sostiene addirittura che deve riandare a coprire la carica di ministro degli Interni che non dà spazio a chi si fa prendere facilmente per i fondelli. Ma è sulla natura, la qualità, le conseguenze di questa beffa che bisogna intendersi. È indubbio che una delle ragioni dell’incontro fra Vannacci e Salvini è stato il comune atteggiamento preferenziale nei confronti di Putin. Ma sulla profondità di questo rapporto emerge un primo interrogativo di fondo. È indubbio che Salvini in questi anni ha sempre manifestato una posizione preferenziale nei confronti di Putin (come del resto a suo tempo anche Giorgia Meloni fino a quando fu l’unico partito all’opposizione di Draghi) e una conseguente resistenza a ogni appoggio nei confronti dell’Ucraina. Però, alle strette, finora Salvini ha subito la scelta occidentalista ed europeista di Meloni, Tajani, Crosetto rispetto alla Ucraina, casomai condizionandola negli aspetti quantitativi e operativi. Ben diversa è la posizione di Vannacci a partire dal suo lancio politico e mediatico costituito dalla diffusione di un libro “fai da te” lanciato però in modo sapiente dal sistema mediatico del putinismo in Italia.