Meloni sa che, con una legge elettorale che premia il bipolarismo e alleati in calo, il generale rischia di essere determinante. Se gli azzurri sono compatti nel No, la Lega è tutta proiettata al suo interno: «Prima salviamo il partito, poi pensiamo a FN» Forse sì, forse no. Per ora, il diretto interessato preferisce godersi lo spettacolo di un centrodestra roso dal dubbio: conviene più un Vannacci dentro o un Vannacci fuori dalla coalizione? Lui, intanto, si diverte a confondere le acque. Prima non vota la fiducia al governo, in un fine settimana riarso, rilancia l’esca: «Siamo assolutamente disponibili a entrare in coalizione», ha detto dal palco di Vicenza. Il punto per il centrodestra, è che l’incognita del generale se ne porta appresso molteGiulia MerloMi occupo di giustizia e di politica. Vengo dal quotidiano il Dubbio, ho lavorato alla Stampa.it e al Fatto Quotidiano. Prima ho fatto l’avvocato. Per Domani curo, tra le altre cose, il podcast Per questi motivi e la newsletter In Contraddittorio.
La destra afflitta dalla sindrome Vannacci. Nessuno lo vuole eppure tutti lo vogliono
Meloni sa che, con una legge elettorale che premia il bipolarismo e alleati in calo, il generale rischia di essere determinante. Se gli azzurri sono compatti nel No, la Lega è tutta proiettata al suo interno: «Prima salviamo il partito, poi pensiamo a FN»









