Il generale Roberto Vannacci e il suo armamentario di fascisterie aggiornate a questi tempi impazziti è certamente un problema per il paese, ma lo è anche per Giorgia Meloni.

La presidente del Consiglio sa che se tenesse fuori il generale dalla sua coalizione di centrodestra perderebbe le elezioni del prossimo anno, in particolare se dovesse passare la sua nuova legge elettorale che assegna il premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge più o meno (i dettagli sono ancora in discussione) il 42 per cento dei voti.

Meloni sa anche che, al contrario, se facesse entrare Vannacci nella coalizione lo legittimerebbe agli occhi dell’elettorato di centrodestra, lo farebbe volare fino al quindici per cento e lo incoronerebbe padrone assoluto del prossimo governo.

Giorgia Meloni non ha soluzioni buone a disposizione, e da qui alle elezioni sarà macerata dai dubbi e dalle pressioni degli alleati per scegliere la prima o la seconda strada, per lei entrambe pessime.

Eppure una terza strada ci sarebbe: chiamiamola la mossa del cavallo di Meloni, ovvero un ribaltamento del campo di gioco che richiederebbe però una dose di coraggio e di spregiudicatezza non banale.