Lui lo chiama il “pariolino”, l’altro gli risponde definendolo “traditore della patria” e "baciapiedi dei russi". Il livello del dibattito è quello che è, ma la polemica social è quasi sempre garantita. Stiamo ovviamente parlando dei due potenziali alleati di Giorgia Meloni alle elezioni politiche del 2027: Carlo Calenda e Roberto Vannacci. A parole il leader di Azione non ha alcuna intenzione di allearsi con la coalizione guidata dalla premier, e però, in FdI, tutti hanno notato i modi sempre gentili che Calenda riserva a Meloni e che, di riflesso, i meloniani riservano a lui. Tanto da aver fatto dire a Giovanni Donzelli, luogotenente meloniano a Montecitorio: “Calenda è serio, mentre Vannacci per ora sta con le opposizioni”. E nei voti in Parlamento, almeno finora, è difficile dargli torto.Eppure, almeno a parole, il generale, dice che invece nel centrodestra ci vorrebbe entrare eccome. Salvo poi riservare ogni giorno una nuova bordata ai suoi potenziali alleati. Questa mattina lo ha fatto di nuovo. Con un'affermazione da bullo con latente doppio senso destinata a creare l’ennesima polemica. Questa volta sulla legge elettorale: "Sulle preferenze Meloni tiri fuori gli attributi: non costa un euro, non lo osteggiano le toghe rosse e non lo blocca la sua amica Frau von der Leyen'", ha dichiarato all'AdnKronos nel giorno in cui i leader del centrodestra di riuniranno proprio per discutere di preferenze. Ma se il bullo Vannacci attacca, Meloni può star tranquilla, quando i suoi, i Fratelli d'Italia non fanno neanche in tempo a leggere il lancio di agenzia, ecco che a difenderla arriva il "pariolino" Calenda (che per se stesso preferisce l'appellativo di gentiluomo) che è già lì a contrattaccare: “Gli ufficiali dovrebbero avere tre caratteristiche: essere patriottici; rispettare la Costituzione; essere dei gentiluomini. Vannacci lavora per la Russia; sputa sulla Costituzione ed è un gran cafone”.