La storia del governo Meloni deve essere ancora fatta. E forse, se e quando ne conosceremo certi particolari, potrebbe riservare qualche sorpresa.Giorgia Meloni aveva vinto a mani basse le elezioni del 2022, con una maggioranza straripante e gli avversari tramortiti dalla sconfitta. Per la prima volta l’Italia repubblicana aveva un governo realmente di destra, espressione di una coalizione costruita intorno a un partito, Fratelli d’Italia, erede di una storia e di una tradizione politica riconducibili per vari tramiti all’esperienza fascista. Agli occhi di molti, tuttavia, compreso chi scrive, proprio l’eccezionalità del successo avrebbe richiesto l’audacia di andare oltre, di sfruttare fino in fondo il risultato straordinario già ottenuto. Che in questo caso avrebbe voluto dire soprattutto un’apertura della nuova maggioranza in direzione del centro, per cercare di cooptare forze e personalità di orientamento centrista-moderato sia laiche sia cattoliche.
Ma un simile consiglio è apparso regolarmente inascoltato: quasi che la premier, manifestando un’inspiegabile volontà di isolamento, non mostrasse alcun desiderio di uscire dal suo fortino. Oggi mi chiedo però se le cose siano andate proprio così. Se non ci sia invece una sorta di storia segreta del governo Meloni. Me lo fa pensare proprio l’irruzione sulla scena del generale Vannacci con i tempi e i modi della sua ascesa folgorante, con i sondaggi sempre più lusinghieri che l’accompagnano.E dunque con il carattere oggettivamente destabilizzante nei confronti della maggioranza, testimoniato del resto dallo scompiglio parlamentare che ha già generato e di quello ancora maggiore che potrebbe generare in occasione delle elezioni politiche del prossimo anno.E allora mi chiedo, ad esempio, se sia questo di Vannacci il primo tentativo del genere o se invece ce ne siano stati altri di cui non sappiamo.















