Le prossime elezioni non sembrano destinate a decidere chi abbia l’idea migliore per il futuro dell’Italia. Sembrano piuttosto una gara a chi riesce a occupare più spazio emotivo nel proprio campo.

A destra, Giorgia Meloni lavora per trasformare le elezioni del Parlamento in una sorta di plebiscito permanente sulla sua leadership. Più che scegliere una maggioranza, gli italiani dovrebbero scegliere una figura che incarni la nazione, quasi fosse un’elezione del presidente della Repubblica. È anche il modo più efficace, secondo Meloni, per frenare la ruvida ascesa del generale Roberto Vannacci, che punta a contendere alla presidente del Consiglio l’egemonia culturale della destra.

A sinistra, Giuseppe Conte propone di archiviare il Campo largo e di ribattezzare la coalizione “Alleanza per la Costituzione”. Un nome che non è soltanto un’operazione di marketing. È un messaggio politico: saldare l’alleanza con quel mondo della magistratura associata uscito politicamente rafforzato dal referendum sulla giustizia e ricostruire un nuovo “arco costituzionale” dentro il quale decidere chi è pienamente legittimato a governare e chi invece deve restarne fuori. Ad esempio, oltre alla destra tutta, il muovo format di Alessandro Di Battista. Elly Schlein si è affrettata a condividere l’impostazione anche se al Nazareno sono irritati perché Conte li ha preceduti.