Non è questione di preferenze. Non è neppure solo questione dei conti che, pallottoliere alla mano, gli alleati di FdI, fanno chiedendosi se non gli converrebbe far finta di niente e votare con una legge, il Rosatellum, che spunterebbe le unghie a Vannacci.

Il fatto è invece che la stretta sulla legge elettorale e l’irruzione sulla scena di un competitor agguerrito a destra fa emergere tutte le tensioni latenti e sin qui nascoste all’interno del centrodestra. Tensioni terragne, perché i seggi da spartirsi, e per FdI da “regalare” agli alleati, saranno comunque molti meno che nell’irripetibile 2022. Ma anche tensioni realmente politiche, perché la presenza di Vannacci sul fronte destro e la fibrillazione di Marina Berlusconi su quello centrista costringono la premier, che adora tenersi nel mezzo, a caratterizzare la coalizione che guida in un senso o nell’altro.

Qualche giorno fa Marina Berlusconi ha preso l’iniziativa, ha telefonato a Meloni non per discutere sul che fare ma per avvertirla che l’eventuale arrivo in coalizione di Fn spingerebbe gli azzurri a tirarsene fuori. È una forzatura della “padrona” nei confronti del suo stesso partito, nelle cui file molti, di fronte allo spettro della sconfitta, sarebbero invece disposti a bere dall’amaro calice.