Il potenziale patto dello scambio tra la premier e il leader di Futuro nazionale sarebbe ancora una volta sulla pelle dei cittadini, del loro potere e sulla rappresentanza. Nessun vantaggio sistemico e nessuna apertura democratica verso gli elettori. In ogni caso, entrambi i leader dell’estrema destra italiana potrebbero vendere l’accordo ai propri sostenitoriL’omaggio del vizio alla virtù. Per mascherare la vergogna delle liste bloccate e lunghe, del premio di maggioranza (alla minoranza) e del furto di democrazia a danno degli elettori, Giorgia Meloni e i suoi palafrenieri al ministero delle Riforme e in Parlamento, hanno pensato a un emendamento. L’intento pare sia quello di introdurre il voto di preferenza, che fu ridotto da quattro a uno nel 1991 e abolito nel 1993 sempre per via referendaria. L’opzione preferenze è osteggiata dalla Lega e sostaGianluca PassarellipolitologoProfessore in Scienza politica e Politica comparata presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza. È autore, tra l’altro, di: Eleggere il presidente. Gli Stati Uniti da Roosevelt a oggi (2024); Stati Uniti d'Europa (2024); Il Presidente della Repubblica in Italia (2022); La Lega di Salvini. Estrema destra di governo (2018). È curatore della collana Presidential Politics (Palgrave).