E ora che succede nella maggioranza? La domanda è d’obbligo: perché in pochi, se non nessuno, avrebbero scommesso sulla botta tremenda rimediata dal Governo Meloni a Montecitorio, peraltro sul testo di Fdi che reintroduceva le preferenze nella nuova legge elettorale. Uno smacco. Per il partito, per il governo (che ha perso quell’immagine di assoluta solidità avuta finora) e per la premier stessa. Ci saranno conseguenze? Alla vigilia, raccontano in ambienti di governo, Giorgia Meloni aveva fatto pervenire un messaggio agli alleati. E più o meno lasciava intendere che se la maggioranza fosse andata sotto nel voto a scrutinio segreto sulle preferenze sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se si trattava di una forma estrema di moral suasion a restare compatti, non è andata a segno. Se invece rispecchiava le reali intenzioni della premier, lo si capirà nel giro di qualche ora o giorni. Ora, di certo la sua ira è a livelli di guardia.
Dal Colle si osserva la situazione con preoccupazione ma da lontano. Formalmente non si è consumata una sconfitta del governo ma della maggioranza. La prassi non prevede in automatico la crisi. Ma ogni scenario è aperto in questo frangente ad alta tensione. Anche elezioni anticipate o quanto meno un chiarimento in Parlamento. Per Meloni è una fase in cui serve “una attenta riflessione“. Sono ore di valutazioni a 360°. Ma quando verso le 21.30 la premier lascia Palazzo Chigi i suoi assicurano che l’idea di salire al Quirinale non è sul tavolo. E che ora prevale “la responsabilità di governare il Paese”. Si rincorrono le voci di un imminente vertice di maggioranza, ma i politici più esperti di questo genere di confronti tendono ad evitare di farli a caldo. Perché politicamente questa debacle può rappresentare uno spartiacque. Più di quella sul referendum sulla giustizia. E si somma alla deriva su cui è finito il premierato.











