L'omaggio del vizio alla virtù. Per mascherare la vergogna delle liste bloccate e lunghe, del premio di maggioranza (alla minoranza) e del furto di democrazia a danno degli elettori, Giorgia Meloni e i suoi palafrenieri hanno pensato a un emendamento. Introdurre le preferenze per andare incontro (o contro?) la proposta di Roberto Vannacci. In realtà si tratta dell'ennesimo trucco della legge elettorale Frankenstein-Meloni.

L'idea è appetibile per il popolo distratto, ma è una truffa, l'ennesima. Il capolista verrebbe escluso dalla competizione per le preferenze, mentre gli altri dovrebbero lottare per il voto degli elettori. Inoltre, a meno che un candidato non ottenga una certa percentuale di preferenze (diciamo il 5%-10%) tra tutte quelle conferite ai candidati dello stesso partito, il sistema funzionerebbe come lista bloccata.

Si tratta del sottosistema del voto di preferenza, chiamato lista flessibile. Nei Paesi in cui è adottato il risultato è una quota irrelevante di candidati eletti grazie alle preferenze: in Belgio circa uno a elezione negli ultimi cento anni, in Austria meno di dieci casi dal 1999, meno di uno in media nei Paesi Bassi e zero (!) in Norvegia.

Il potenziale patto dello scambio Meloni-Vannacci sarebbe ancora una volta sulle pelle degli elettori, del loro potere e sulla rappresentanza.