Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, volenti o nolenti, sono già la nuova coppia di fatto della destra italiana. Non c’è lite con Trump che tenga. La svolta moderata, la normalizzazione concepita da Silvio Berlusconi nel 1998 collocando Forza Italia all’interno del Partito popolare europeo, non è replicabile -al tempo dei nazionalismi arrembanti – da un partito dalla forte matrice ideologica qual è Fratelli d’Italia: nato per sua natura antieuropeista; evolutosi fautore dell’«Europa delle patrie» purché i governi vi mantengano integra la propria sovranità; convinto di detenere la forza d’urto sufficiente per sottomettere le residuali componenti di destra ex-liberale ai suoi connotati autoritari e xenofobi.

I Come dimostra il vergognoso regolamento sul rimpatrio dei migranti appena varato dal parlamento europeo. Di cui Meloni ama vantarsi di essere l’ispiratrice. Fosse solo per queste ragioni, l’auspicio che va per la maggiore sui giornali del nostro malandato establishment – «Giorgia, fai la statista, è il momento della svolta, gli insulti di Trump per te sono un assist formidabile così come le urla di Vannacci da cui distinguerti prendendo finalmente il posto che ti spetta nel firmamento Ue» – ha scarse probabilità di avverarsi.