L'attacco di Bannon: ormai è una globalista totale. La preoccupazione per spese militari e dazi. E il movimento Maga potrebbe orientarsi verso Vannacci
Giorgia Meloni non ha alcuna intenzione di mollare. Dopo la lite con Donald Trump che ha terremotato i rapporti tra Roma e Washington decide di non rispondere all’ennesimo affondo su Truth. «Non mollo», dice ai passanti che le chiedono un selfie nel bagno di folla tra gli alpini in Friuli che serviva a rispondere alle accuse del presidente Usa sulla sua popolarità. Meloni ha detto sì all’invito del ministro di Pordenone Luca Ciriani solo dopo il botta e risposta con Trump. Intanto però Steve Bannon la attacca: «Lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
Il 4 luglio all’ambasciata americana per la festa nazionale Usa, fa sapere Repubblica, ci saranno Antonio Tajani («a testa alta», ha fatto sapere) e Matteo Salvini. Meloni invece è attesa mercoledì a Berlino per l’E5, l’indomani in Costa Azzurra per il bilaterale con Emmanuel Macron. Da quando nell’Ue Viktor Orbàn è solo un ricordo pochi sono disponibili a fare asse con Trump. Mentre il vicepremier leghista ha già buttato tutti i cappellini Maga per ovvi motivi di impopolarità del tycoon. Ma la galassia Maga in Italia ha già un cavallo alternativo su cui puntare: Roberto Vannacci. Quanto a Marina Berlusconi, è sempre stata molto perplessa, eufemismo, sulla condotta di Trump.












