Nelle risaie italiane deficit idrico e caldo anomalo mettono a rischio la produzione. Alcune colture stanno maturando troppo in fretta, come la vite da vino, i frutteti (come peschi e peri) e i cereali, come mais e grano. La maturazione precoce può portare a una serie di conseguenze: una riduzione del ‘calibro’, ossia della grandezza dei frutti stessi che restano piccoli, perché la pianta accorcia la fase di accrescimento, la caduta prima del tempo, come accade per l’olivo o anche a danni da scottature. E il fatto che la buccia si bruci, compromettendone l’aspetto, molto spesso ha conseguenze nella sua commercializzazione, sfavorendo ancora di più la parte più ‘fragile’ della filiera, ossia gli agricoltori. Ogni area del Paese, in base alle colture tipiche dell’area e del periodo dell’anno, sta facendo i conti con questo tipo di problemi. Chiaro il quadro tracciato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana sugli effetti del caldo: “La vendemmia potrebbe arrivare con settimane di anticipo, la produzione di latte è già in diminuzione e anche l’olivicoltura, prevista per i mesi più freddi, rischia di pagare il prezzo di un’estate iniziata sotto il segno delle temperature record”.
Caldo record: uva, frutta e latte a rischio. E gli agricoltori ci rimettono
Vendemmia anticipata, latte in calo del 20% e cetrioli pagati 0,40€ ai contadini ma venduti a 2,99€: la filiera non funziona.













