VALDOBBIADENE (TREVISO) - Il grande anticipo preannunciato per la vendemmia non ci sarà. A causa delle alte temperature di questa prima parte dell'estate, che rallentano il ciclo vegetativo della vite, l'inizio della vendemmia nell'area delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene è ipotizzato per metà settembre. Il periodo estivo è sempre delicato e massima è l'attenzione per la situazione climatica e fitosanitaria. Nell'area delle Colline Patrimonio dell'Umanità di Conegliano e Valdobbiadene si guarda con ottimismo alla vendemmia 2026, anche se le insidie legate al clima e al rischio grandine sono sempre dietro l'angolo in un'estate nella quale, già a giugno, si sono registrate temperature roventi.

Le valutazioni «Le prime valutazioni sull'andamento della stagione - afferma Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg - ci consentono di guardare con fiducia alla vendemmia 2026. Tuttavia, l'ondata di calore diurna e notturna iniziata a giugno e tuttora in corso sta determinando un rallentamento del ciclo vegetativo della vite, in particolare nelle aree dove alle elevate temperature e all'intensa luminosità si associa anche una carenza idrica». Adami evidenzia che, in una situazione così complessa e inusuale, risulta difficile formulare previsioni attendibili sull'avvio della raccolta delle uve Glera. «Dal punto di vista fitosanitario - aggiunge - i vigneti si presentano in ottime condizioni: le viti sono sane e non si manifestano infezioni significative. Anche sotto il profilo produttivo, il potenziale appare in linea con quanto previsto dal disciplinare, sebbene sia ancora opportuno mantenere un approccio prudente nelle valutazioni. Osserviamo comunque che la vite sta mostrando una nuova capacità di adattamento a queste condizioni inusuali di temperatura e luminosità. Confidiamo quindi che le prossime settimane siano caratterizzate da un andamento climatico favorevole, con un calo delle temperature e con precipitazioni equilibrate in grado di ripristinare adeguate riserve idriche. Ciò consentirebbe di accompagnare nel migliore dei modi la fase conclusiva della maturazione delle uve e di esprimere appieno il potenziale qualitativo delle nostre colline». Più di un viticoltore nelle Colline Unesco riconosce che la situazione è abbastanza critica per le temperature elevate e la carenza di precipitazioni, che si protrae ormai da più di un mese. «Difficile fare previsioni di vendemmia al momento - commenta Gianluca Renosto dell'azienda agricola Geronazzo Giacomo in località Riva Martignago - Le piante stanno cercando di resistere a questo stress termico e siccitoso arrestando la maturazione delle uve. Pertanto, il grande anticipo preannunciato per la vendemmia dovrà essere rivisto, almeno per la zona di Valdobbiadene». Renosto ha spiegato che nella sua vigna sono stati ridotti al minimo indispensabile sfalci e cimature. «Lo abbiamo fatto - precisa - pur con l'attenzione sempre rivolta al controllo della Flavescenza dorata, così da mitigare lo stress delle piante attraverso un suolo inerbito e una leggera ombreggiatura data dalla chioma dei tralci apicali. Niente di nuovo sotto il sole, i nostri vecchi l'hanno sempre fatto. Ancora una volta le criticità del clima evidenziano come solo i luoghi più vocati dell'area storica di produzione riescano a superare meglio di altri le avversità della crisi climatica. Ma non è facile per nessuno senza il giusto equilibrio delle stagioni ormai sempre più altalenanti e disomogenee».