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Lunedì mattina presto gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran, che in risposta ha colpito obiettivi militari statunitensi in Bahrein, uno dei paesi affacciati sul golfo Persico e in Kuwait.

C’erano stati altri attacchi nel fine settimana: nella notte tra sabato e domenica gli Stati Uniti avevano bombardato l’Iran per la terza volta in una settimana, come ritorsione per un attacco iraniano contro una nave commerciale che cercava di passare nello Stretto di Hormuz, compiuto sabato; a quel punto, domenica, l’Iran aveva a sua volta attaccato altri obiettivi statunitensi, oltre che in Bahrein e Kuwait, anche in Qatar, Giordania e Oman, paesi alleati degli Stati Uniti.

Il comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM) ha detto di aver colpito decine di obiettivi militari – tra cui sistemi di difesa aerea, postazioni militari sulla costa, siti di lancio di missili e droni e alcune imbarcazioni – con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di colpire le navi nello Stretto; secondo l’Iran gli attacchi hanno colpito anche obiettivi civili, uccidendo una persona e ferendone quattro.

Come conseguenza dei nuovi attacchi, domenica l’Iran aveva detto di avere nuovamente chiuso alla navigazione lo Stretto di Hormuz, sul cui controllo Stati Uniti e Iran non riescono ad accordarsi, e che l’Iran usa come strumento di pressione e leva negoziale dall’inizio della guerra. Il presidente statunitense Donald Trump aveva smentito l’Iran sostenendo che lo Stretto fosse invece aperto.