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Nella notte tra mercoledì e giovedì Stati Uniti e Iran hanno cominciato ad attaccarsi per il secondo giorno di fila. Martedì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato attacchi in territorio iraniano come ritorsione per l’abbattimento di un elicottero statunitense sullo stretto di Hormuz attribuito all’Iran. Ventiquattro ore dopo, il comando centrale delle forze armate statunitensi per il Medio Oriente (CENTCOM) ha invece presentato i nuovi attacchi come «di autodifesa», una formula che in passato aveva usato per attacchi di cui voleva ridimensionare la portata.
I media iraniani hanno riferito di esplosioni a Qeshm e Hengam, due isole nello stretto di Hormuz, nel porto di Bandar Abbas e in uno degli impianti petrolchimici del giacimento di gas di South Pars, il più grande giacimento di gas al mondo, che l’Iran divide con il Qatar. Hanno riferito anche di un attacco contro un impianto di stoccaggio dell’acqua a Bemani, a sud della città di Minab, sullo stretto di Hormuz. Nelle prime ore del mattino sono state segnalate esplosioni anche nella zona di Karaj, una trentina di chilometri a sudovest di Teheran: è un’area in cui ci sono basi militari e fabbriche di armi iraniane.














