Nella notte tra martedì e mercoledì Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi direttamente, dopo che Donald Trump aveva accusato Teheran di aver abbattuto un elicottero militare americano nello Stretto di Hormuz. Le forze armate statunitensi hanno lanciato una serie di attacchi contro installazioni militari iraniane lungo la costa del Golfo Persico. Il Comando Centrale americano (Centcom) ha detto che jet dell’aeronautica e della marina hanno colpito sistemi di difesa aerea, radar di sorveglianza e centri di controllo situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, definendo l’operazione una «risposta proporzionata a un’aggressione iraniana ingiustificata». Le esplosioni sono state segnalate in diverse località della provincia iraniana di Hormozgan, tra cui Sirik, Minab e l’isola di Qeshm. La televisione di Stato iraniana ha confermato l’attivazione delle difese aeree lungo la costa del Golfo.
Poche ore dopo è arrivata la risposta di Teheran. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato attacchi con droni contro la Quinta Flotta americana in Bahrein e contro numerose basi statunitensi nella regione. Secondo le autorità iraniane sarebbero stati colpiti ventuno obiettivi militari. Washington fornisce però una versione molto diversa: un funzionario americano citato dal New York Times ha detto che quasi tutti i missili e i droni iraniani sono stati intercettati e che, al momento, non risultano né vittime né danni significativi alle installazioni statunitensi.














