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Intorno alle 23, ora italiana, gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo attacco contro l’Iran dopo che il presidente Donald Trump aveva accusato l’Iran di aver abbattuto un elicottero statunitense sullo stretto di Hormuz, e minacciato di vendicarsi. Le forze armate statunitensi hanno detto che l’attacco è una risposta «proporzionata» all’aggressione iraniana. Nella notte tra martedì e mercoledì, l’Iran ha a sua volta risposto attaccando navi e basi statunitensi nell’area.

Inizialmente l’agenzia di stampa iraniana Fars aveva segnalato esplosioni in alcune località nella provincia di Hormozgan, che dà sul Golfo Persico, tra cui Kuhestak, Sirik e Minab. In un secondo momento il comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti per il Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che i jet dell’aeronautica e della marina statunitense hanno colpito stazioni di controllo, centri di sorveglianza radar e sistemi di difesa iraniani vicini allo stretto di Hormuz.

I Guardiani della rivoluzione, il gruppo militare più potente dell’Iran e quello che di fatto governa il paese, ha detto di aver compiuto in risposta un attacco con droni contro alcune navi della flotta statunitense nel Bahrein e di aver colpito 21 basi statunitensi nella regione. Il CENTCOM ha smentito: secondo le analisi preliminari delle autorità statunitensi, quasi tutti i missili iraniani sono stati intercettati. Al momento non sono stati segnalati feriti.