Il bilancio degli attacchi diffuso dal Comando centrale degli Stati Uniti. La conferma di Donald Trump che torna a minacciare l'Iran di «cessare di esistere» con un attacco

Nuova notte di fuoco nel Golfo Persico. Teheran ha colpito con missili e droni Kuwait e Bahrein, mentre poco prima i caccia americani avevano centrato dieci obiettivi militari iraniani tra lo Stretto di Hormuz e le aree limitrofe. L’esercito kuwaitiano, citato da Al Jazeera, ha reso noto che le difese aeree del paese stanno respingendo «minacce ostili provenienti da missili e droni», mentre in Bahrein sono risuonate le sirene e il ministero dell’Interno ha invitato i cittadini a «mantenere la calma e dirigersi verso il luogo sicuro più vicino». Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato gli assalti contro le basi statunitensi della regione, promettendo una «risposta implacabile» a ogni nuova aggressione. Il Centcom, in un post su X, ha confermato che «questa notte, caccia della Marina e dell’Aeronautica americana hanno effettuato attacchi contro 10 obiettivi militari iraniani in diverse località all’interno e nei pressi dello Stretto di Hormuz, in risposta all’attacco con droni dell’Iran contro la petroliera Kiku». A finire nel mirino, secondo il Comando centrale americano, sono state infrastrutture di sorveglianza, sistemi di comunicazione, postazioni di difesa aerea, depositi di droni e capacità di posa di mine. Il traffico commerciale attraverso lo Stretto, precisano gli Usa, prosegue regolarmente.